Manifesto del turismo culturale

Le tradizioni, le consuetudini sociali, il folklore, le abilità artigianali, il paesaggio, le abitudini produttrici di simboli, gli oggetti che rendono possibile un rapporto produttivo delle donne e degli uomini con l'ambiente che li circonda costituiscono tutti insieme la cultura materiale di una comunità, il suo originale stile di vita.

Una fisionomia che è il frutto sedimentato e originale del rapporto fecondo che nel tempo si è stabilito fra natura e cultura. Una sintesi che oggi è sottoposta a molte minacce e a molti rischi distruttivi. Il contesto delle aree diventate omogenee nel tempo grazie alla vocazione naturale, al clima, alla storia geologica e sociale ha bisogno di essere tutelato, risanato, conservato, sottratto all'omologazione e allo svuotamento di senso che la riduzione a fenomeno folkloristico può produrre.
I modi di lavoro e di vita sono il frutto sedimentato di pratiche che il tempo ha generato lavorando sulla storia delle comunità, modificandola, arricchendola. Ogni oggetto è frutto consapevole di un'abilità generata dalla necessità e, anche, dal desiderio di bellezza e di armonia oltre che di un linguaggio figurativo che affonda le sue radici in quel luogo.
Di fronte alle tracce di un passato minacciato dalla tendenza a renderlo luogo di una "autenticità" falsa, devitalizzata che va chiusa in un museo o in pratiche che lo ripetono ad uso e consumo dei fruitori contemporanei è necessario non avere nostalgie regressive ma praticare grande cura. Il paesaggio, e la cultura materiale che lo abita, sono come un gioiello che va tenuto con grande attenzione ma fatto vivere nell'uso senza museificarlo. Adeguato al presente e alle sue domande, capace di produrre virtuose economie grazie ad un'azione culturale in grado di rispondere al desiderio di divertimento e di apprendimento.
Il Cilento assumendo come unità "omogenea" tutta l'area del Parco ha una grande originalità di insediamenti. La natura e la cultura si sono fuse in un paesaggio che è ancora bellissimo nonostante l'omologazione, gli insediamenti abitativi disordinati, l'incuria delle tracce del passato, la pratica di iniziative come le sagre spesso trasformate in pretesti per consumare cibi senza storia e senza geografia.

 

I processi che costruiscono identità collettive non sono sempre lineari e, spesso, vengono considerate come simili aree profondamente differenti fra loro. La istituzione del Parco ha tentato di accelerare la formazione di una appartenenza consapevole senza riuscirci sempre con successo. Pensare in termini di area e superare i confini anche e, soprattutto, simbolici delle singole realtà è una strada virtuosa che è necessario continuare a percorrere. Niente è tutelabile, infatti, senza avere un orizzonte culturale vasto. L'esempio della costa è, forse, il più significativo. Iniziative preziosissime di singoli comuni possono poco nel fronteggiare i fenomeni gravissimi dell'erosione, dell'inquinamento o del rischio di scomparsa di colture e specie. Un governo non localistico può dare alle singole azioni un senso e un'efficacia che travalica il localismo proprio per rigenerare Comunità Locali Sostenibili.
In maniera analoga si muove l'iniziativa culturale che dovrebbe avere come obiettivo anche il generare un turismo non solo stagionale ma che si protrae in tutte le stagioni. Rassegne, feste, sagre consumano il loro tempo estivo prive di un coordinamento di area. Danaro pubblico viene elargito comune per comune spesso in risposta ad esigenze e ad interessi particolari. Così il bene comune si perde.
La dieta mediterranea viene astrattamente narrata nei suoi miracolosi effetti senza spesso contestualizzarla, senza che ciò che l'ha prodotta, la storia materiale che l'ha generata sia mostrata. Il genius loci dimenticato a favore del consumo mentre potrebbe rappresentare fonte di produttività sostenibile e di inclusione.
Per l'area del Parco è necessario definire una strategia capace di trasformarla in una vetrina virtuosa per tante altre aree della nostra Regione. Uno specchio, un ordito, che ritrova le altre trame possibili del territorio e va a costituire lentamente, come si addice alle cose vere e sacre, un tessuto regionale di risorse e di opportunità in una lettura moderna, etologica ed ecologica, della stessa tradizione.
Bisogna puntare su un turismo appassionato che non considera la vacanza una pausa del pensiero, delle inquietudini, delle domande che il vivere contemporaneo genera, e che vuole incontrare i luoghi e le persone. Il mare certo, ma anche le abitudini, le culture, gli stili di vita. Un turismo che trasformi il viaggiatore e la viaggiatrice in ospite al quale riservare, come per abitudine si è sempre fatto, le cose più buone, la musica più antica, gli oggetti traccia di un modo di vivere adatto anche al presente. Anzi, forse, risposta efficace alla crisi del presente. È necessario creare relazioni virtuose con chi viene da altri "mondi", ascoltare e farsi ascoltare. Definire un modello di accoglienza in cui tutti e tutte sono coinvolti. Tanto chi ospita che chi è ospitato. Una economia della ospitalità che si manifesta come cura delle persone e del territorio.
Bisogna innescare un mutamento radicale che investa tutta la vita delle nostre comunità: la scuola, le ragazze e i ragazzi, gli artigiani, gli albergatori, gli agricoltori, i pescatori, gli istituti di credito. Chi viene nel Cilento deve incontrare uno stile di vita nel quale i beni materiali e quelli immateriali si miscelano continuamente adeguandosi al presente ma conservando la memoria viva del passato.
Da Paestum a Velia, fino a Camerota, da Felitto a Teggiano, da Roscigno a Padula è necessario definire un prodotto "compatto" nel quale vengono portate a sintesi le differenze, da offrire come un percorso pieno di bellezza, storia, abitudini. L'antica ospitalità deve trasformarsi in una risorsa economica. Tutto il sistema sociale deve girare intorno a questo mutamento e trasformarsi. Dalla valorizzazione delle scuole destinate alla formazione di lavoratori e lavoratrici del turismo, all'agricoltura sociale, all'utilizzo delle risorse del mare, ai fiumi, ai monumenti.
Tutto deve contribuire alla definizione di un modello di turismo culturale che ha la cultura materiale come suo centro e come potente elemento propulsore. Finalmente un’economia civile che affronta la crisi strutturale dal verso giusto, da quello della difesa, della protezione e della valorizzazione dei beni comuni. Un’economia civile capace di intercettare la finanza e gli investimenti etici, sia quelli fondati sulla responsabilità sociale dell’impresa, sia quelli pubblici. Per una volta integrati a difesa del futuro dell’umanità possibile e delle nuove generazioni.
Le più collaudate creatrici e produttrici di cultura materiale sono certamente le donne. Da sempre impegnate nell'addomesticare la natura e nel renderla "utile" alla sopravvivenza non solo materiale della specie umana.
Le donne devono diventare le protagoniste di questo mutamento di paradigma che si auspica. Attrici e promotrici di pratiche e culture che introducano le viaggiatrici e i viaggiatori nel clima simbolico della terra che li ospita.

 

 

 

 

Multimedia


Area download
Iscriviti alla news