Comunità Migranti e Accoglienti

L’allargamento della forbice fra povertà estreme e ricchezze nelle mani di pochissimi e la guerra tra i totalitarismi della globalizzazione generano nuove e gravi povertà di massa.

Le nuove povertà delle aree metropolitane, la forza distruttrice delle urbanizzazioni di periferia e i fenomeni migratori generano una esclusione generalizzata che i servizi ad alta soglia non intercettano e non prendono in carico.
Le donne e gli uomini, le famiglie e i bambini dei Paesi in via di sviluppo non aspettano più nelle loro terre una possibilità di vita sostenibile. O la loro morte precoce.
Non hanno più speranza. E il Mediterraneo diventa o la loro tomba o un loro difficilissimo ostacolo – dopo il deserto – prima di mettere piede sulla sua sponda Nord. 
In particolare i giovani migranti, le donne e le madri migranti con i bambini e le bambine e in generale le donne escluse e a rischio di esclusione, vivono oggettivi e soggettivi maltrattamenti e violenze. I servizi di accoglienza per queste persone sono ancora pochi e con risorse non adeguate/integrate. I bisogni sono complessi, difficili da gestire e richiedono grande responsabilità, professionalità, umanità e mediazione culturale. Richiedono soprattutto una nuova cultura dell'accoglienza. Quella del Novecento, solidaristica e compatibile con la fase economica espansiva risulta non più sufficiente in un assetto mondiale strutturalmente mutato:

abbiamo bisogno di una cultura economica diversa, fondata sui valori della reciprocità e sui vantaggi della interdipendenza per le comunità accoglienti e le comunità migranti;

è necessaria una struttura di Welfare di Comunità centrata sul territorio che sappia costruire e leggere nuove mappe di empowerment fra periferie delle città e periferie del mondo, superando l’assistenzialismo a vantaggio dell’autonomia e della liberazione dal bisogno; bisogna assolutamente fare differenza fra sistema finanziario speculativo e distruttivo ed economia reale dei territori, delle relazioni e delle Comunità.


Ci sono indicatori di qualità e aspetti fondamentali delle dinamiche migratorie che non vengono mai considerati – oltre il loro impatto classico di partenza e di emergenza – e che invece possono costituire indicatori fondamentali per la costruzione di un nuovo pensiero globale sociale e tollerante, presupposti per una nuova coesione territoriale a beneficio di tutte le popolazioni, quelle migranti e quelle ospitanti:

  • il significato globale e locale della prima redistribuzione universalistica – europea e di sistema – di reddito e di protezione per masse di popolazione provenienti da paesi in guerra o in condizione di povertà estrema;
  • il rapporto fra il sistema di protezione italiano ed europeo e i livelli occupazionali territoriali (abbiamo dati di un rapporto 4 migranti accolti/1 occupazione a tempo indeterminato locale);
  • funzione delle persone migranti nella economia locale e nello sviluppo partecipato locale;
  • gli effetti della rete di mediazione culturale – scuola, formazione, lavoro – sulla comunicazione e sulla conoscenza fra bambini e adulti delle comunità locali;
  • la formazione multiculturale e multidimensionale delle operatrici e degli operatori del Terzo settore locali;
  • il superamento dell’isolamento e la promozione di un virtuoso circuito di economia della reciprocità (sociale, artigianale, turistica, dello scambio dei prodotti internazionali, commerciale) e la riattivazione di strutture abbandonate nell’edilizia conventuale classica, dei nuclei urbani del territorio interno, nelle stesse periferie delle città; un nuovo rammendo (Renzo piano, 2016) strutturale, economico e relazionale non previsto delle nostre aree a ritardo di sviluppo. 

scheda operativa di riferimento dei 6 Servizi di Accoglienza della Associazione Il Pioppo e della rete Mediterraneo Sociale

  1. Servizio di accoglienza Casa Sofia
  2. Servizio di accoglienza Villaregia
  3. Servizio di Accoglienza Parco Mediterraneo (Women for Med)
  4. Servizio di Accoglienza Nelson Mandela 1
  5. Servizio di Accoglienza nelson Mandela 2
  6. Servizio di Accoglienza (SPRAR) Valeria Solesin

    A partire dai dati della Campania e dai flussi migratori reali si tratta di costruire una nuova Mappa Sociale, locale e globale, degli effetti reali - non ideologici del cinismo o della generosità a tutti i costi - dei fenomeni migratori, del loro impatto economico, relazionale, istituzionale e degli effetti territoriali inaspettati delle buone pratiche di accoglienza. Si veda per esempio la reattività dei servizi SPRAR al terremoto dell’Italia centrale.
    Questa analisi e questa nuova prospettiva di lettura e di intervento sui flussi migratori si può costruire a partire da tre processi fondamentali costitutivi delle dinamiche migratorie attualmente diffusi sul territorio regionale e identificati da tutti i piani nazionali e locali degli Uffici Territoriali del Governo:
  1. Accoglienza Territoriale Integrata
  2. Globalizzazione dei Diritti e Comunità Locali
  3. I benefici della Accoglienza per le Comunità migranti ed ospitanti


    A. Accoglienza Territoriale Integrata

    Il Modello scientifico e sociale, coerente con la Visione e la Missione istituzionale,  si fonda su cinque dinamiche fondamentali: 
  1. Indicatori e qualità dei modelli identitari e organizzativi dei soggetti accoglienti
  2. Impatto territoriale
  3. Strategia formativa ed inclusiva
  4. Rapporti istituzionali e collaborazioni scientifiche
  • Emergenze 

    Queste cinque dinamiche fondamentali vanno analizzate alla luce degli attuali risultati di processo, delle criticità e dei punti di forza del sistema generale regionale di accoglienza.
    Bisogna assolutamente confrontare i diversi rapporti e le diverse criticità in campo.
    Nella costruzione della presa in carico personalizzata, la dimensione personologica e spirituale è la parte più importante della RELAZIONE FORMATIVA. Per questo, la lettura e l’approfondimento delle biografie sono essenziali per la costruzione del piano di accoglienza.
    L’attività di mediazione culturale, in questo senso, deve essere rafforzata e potenziata. I gruppi di formazione devono essere ben strutturati. Un piano di formazione permanente per le operatrici e gli operatori, rimodulato costantemente rispetto alla complessità di questi bisogni, deve essere subito attivato di concerto con tutti gli attori della Accoglienza.

    Le domande a cui bisogna dare risposte sono:
  • Come costruire un riconoscimento della drammaticità delle loro esperienze di segregazione e di violenza, di sofferenza e di esclusione, e infine, come contrastare il ruolo forte della criminalità italiana di sfruttamento?
  • Come condividere una dimensione spirituale della vita, legata alla felicità e alla autonomia, alla realizzazione dei propri sogni oltre il modello consumistico di massa  consumistico del mondo in cui accogliamo?

Quali opportunità, e con quali regole innovative, si possono tessere e costruire senza imporre un modello culturale sconosciuto, senza civilizzare o essere costretti ad allontanare dalle nostre comunità?

Globalizzazione dei Diritti e Comunità Locali Sostenibili
La fragilità e le potenzialità della dinamica del patto formale e istituzionale di I Livello

La dinamica del patto formale Prefettura-Ospiti-Associazioni- Comuni che accolgono è ancora poco studiata nelle sue fragilità e potenzialità.
I modelli organizzativi delle Equipe devono essere messi a confronto. Non ci sono notizie sulla formazione propedeutica degli operatori. Non vi sono dati certi sulla percezione e sulle reazioni - implicite ed esplicite - delle Comunità accoglienti. Non vi sono dati sulle scelte di governo degli Enti Locali. Non abbiamo strategie di governo regionale condivise in tutti gli ambiti sociali e sanitari, formativi e inclusivi.
Eppure vi sono risorse, disponibilità e buone pratiche che devono essere messe a sistema e devono essere conosciute e monitorate. Ma tutto questo riguarda ancora il primo livello istituzionale della Accoglienza

La dinamica del patto sociale di II livello

Un grande lavoro di mediazione e di accoglienza deve essere strutturato, dunque, su una competizione vera con le prospettive consumistiche e di sfruttamento della criminalità organizzata.
Non bastano le parole. Le nostre prospettive di accoglienza devono essere più attraenti e più belle di quelle che offre la criminalità organizzata.
La cifra della nostra proposta di accoglienza della Campania deve e può essere, appunto, la dimensione spirituale e personologica, quella forma di benessere di agio e di realizzazione che non si può comprare e che non si può vendere. Proprio su questa linea e grazie alla autorevolezza dell’approccio pedagogico - anche in difficoltà estrema - alcune delle Reti sociali di accoglienza e delle persone migranti hanno scelto la strada della collaborazione, della coesione della interculturalità attraverso la pratica di un patto sociale di II livello che superi anche quella che abbiamo individuato come, appunto, xenofobia di secondo livello. La reazione – di burn out e di frustrazione – anche del personale qualificato che affronta la simmetria e il rifiuto della persona migrante sul proprio terreno dell’accoglienza e della Integrazione.
Proprio sulla costruzione di queste buone pratiche bisogna condividere una forte transdisciplinarità di sistema, evidenziando risultati e prospettive della Accoglienza Territoriale Integrata di II livello: i gruppi delle opportunità, i gruppi dei desideri, i micro-viaggi, conoscere il territorio, le nuove mappe e visioni del mondo, ecc.

C. I benefici della Accoglienza per le Comunità migranti ed ospitanti
L’economia è relazione

Certo si ha bisogno di un Rapporto regionale su questi dati e su una aggiornata lettura critica dei fenomeni migratori a partire dalle realtà regionali. Ma bisogna anche chiedersi se si può fare questo lavoro di servizio sociale e di volontariato, di sussidiarietà pubblica e di imprese sociali, se si può collaborare con le istituzioni su queste complessità, relazionarci con persone in carne ed ossa - letteralmente stritolate da una globalizzazione finanziaria crudele ed ingiusta, da guerre di interessi e di poteri, da modelli economici di sfruttamento e di distruzione -  senza una riflessione su come va questo nostro mondo, sul futuro di tutte e di tutti in queste condizioni economiche strutturali, sul senso della crisi geopolitica che viviamo e dei conseguenti flussi migratori incontenibili ed inarrestabili?
Proponiamo la costituzione di un Centro Studi Internazionale della Campania previsto da un protocollo istituzionale del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione autofinanziato dalle imprese sociali e dai volontariati storicamente impegnati – da almeno cinque anni - sulla complessità dei fenomeni migratori, sul loro impatto locale e globale, a partire da questo primo Progetto di Rapporto.
Dovrebbe dare avvio anche a questa riflessione culturale ed economica su cosa è oggi l’economia mondiale e cosa potrebbe/dovrebbe essere.
L’impegno di cittadinanza, del terzo Settore e/o del volontariato può essere un comodo tappabuchi della società così com’è o diventare un atto d’amore - Amore civile e politico - che chiede la trasformazione, una conversione trasformatrice per soddisfare i bisogni soggettivi e collettivi, garantire i diritti e liberare dalle loro catene i desideri delle persone, delle comunità migranti ed ospitanti, di vita buona.
Qui, appunto, l’Economia si fa cura e la Cura della Relazione assume i Legami di Reciprocità - come la stessa relazione di aiuto - in un nuovo orizzonte di Vita sostenibile ed interdipendente. In questa prospettiva si può sperimentare una nuova ricerca-azione inter-istituzionale e comunitaria.
Una esperienza ed una ricerca di Comunità Locale Sostenibile che si fonda sulle relazioni territoriali portanti, parte dal basso e dalla partecipazione desiderata e responsabile, affermando o provando ad affermare un’altra idea della solidarietà internazionale fondata sulla libera universalistica relazione di aiuto - anche di cura - come Cura della Relazione nell’economia della reciprocità.

 

 

 

 

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