talloncino5x1000

La guerra dei bambini
Una proposta per prevenire e contrastare le baby-gang
di Salvatore Esposito

Molto è stato detto e si dirà. Analisi e ricerche sociali ci spiegheranno l’inadeguatezza del welfare e della scuola, della famiglia e della società. Tutto piuttosto vero e tutto abbastanza comprensibile, a dovuta distanza dai fatti e dai cosiddetti minori coinvolti in comportamenti aggressivi e criminali nei nostri quartieri insostenibili. Se sei un operatore della Comunità che li accoglie, se sei la loro madre – di quelli violenti e di quelli violati – se li puoi guardare negli occhi, questi “minori”, mentre ascolti le loro parole di rifiuto di ogni sensata regola di convivenza e li scopri distanti e crudeli, spavaldi e intoccabili, completamente immersi nell’esclusione da ogni sogno gioioso o progetto di vita, ti viene inevitabilmente da pensare: non c’è più nulla da fare, siamo andati troppo oltre nell’abbandono di queste anime perse.

E vai all’immagine delle Sette opere di Misericordia di Caravaggio, l’indispensabile bene materiale da dover donare e la spiritualità possibile da ritrovare nel rapporto con ogni escluso e ogni esclusa.

E si agitano dentro quei versi scarnificati e dolci di Prevert: fanciulli dimenticati, la vita non ha avuto il tempo di accarezzarli. Allora ce l’hanno con la vita e vivono con essa ai ferri corti (…) e si colpiscono a caso come va va fra di loro, come capita, per riscaldarsi un po’ (J. Prevert, Los olvidados).

C’è speranza per un adulto o un’adulta di poter fare qualcosa per questi bambini? Cosa si sono messi a fare? Come sono? Chi li può ancora attrarre e contenere? Chi può provare ancora un’azione educativa credibile e autorevole? Chi? Che non sia un rappresentante dello Stato nemico e distante, un educatore anche lui fragile ed escluso in una struttura malpagata e tardivamente risarcitoria, un giudice di una legge mai da loro conosciuta e disuguale per i ricchi e per i poveri. Chi e come?

Noi pensiamo ci sia una sola strada e possibilità per fare presto e prima che sia tardi, prima di avere un welfare decente, una vera scuola anche per gli ultimi e, soprattutto, un altro modello di economia. Prima di tutto questo, che arriverà irrimediabilmente tardi, si può partire solo dalle madri – dei violenti e dei violati – le sole che, istruite o ignoranti, hanno la cultura e la potenzialità per capire e provarci, per fare scudo di tutte le ingiustizie già subite dai loro figli senza rischiare subito la vendetta, le uniche che possono avere autorevolezza per dire: basta con questa guerra, bambini! Senza ricevere una risata in faccia o uno sputo e sperare ancora di essere ascoltate. Come a Mostar, quando si misero assieme le mamme dei bosniaci musulmani, dei croati e dei serbi, dei nemici acerrimi e crudeli fra loro che, fino solo a qualche mese prima, mangiavano assieme ed erano vicini di casa. Quelle madri si allearono contro la guerra. E presidiarono simbolicamente lo Stari Most – il vecchio ponte sulle due sponde della Neretva – abbattuto non per utilità strategica ma per il solo disprezzo dell’altro.

Bisogna ricostruire un ponte di comunicazione con questi bambini. Questi bambini sono in guerra fra loro. Un gioco di guerra insegnato da noi grandi. Qualche tempo fa, pochissimo tempo fa, avevano quattro, cinque e sei anni. Li abbiamo lasciati soli quando hanno immaginato di essere già grandi, li abbiamo trattati da uomini ed erano solo bambini. Le stesse madri e noi tutti e tutte subiamo ogni giorno questa distorsione relazionale, questo modello di crescita economica e antropologica falso e bugiardo, l’homo oeconomicus. Bisogna mettere mano a una riconversione relazionale, a un’altra idea di relazioni che discende da un’altra idea di economia. Non attardarsi sulla relazione di cura ma rimettere mano alla cura delle relazioni, come politica prima, come donne e uomini nell’economia della reciprocità. Noi abbiamo un’idea di come fare. Eppure da soli non ce la possiamo fare. Chiediamo ai credenti di darci una mano. Lo chiediamo anche alle istituzioni, con piccoli investimenti mirati e controllati. Lo chiediamo alle reti delle Comunità Locali Sostenibili. Bisogna provarci, per la nostra dignità e per il nostro stesso futuro. Bisogna far smettere questa guerra dei bambini perché altrimenti ci ritroveremo presto inevitabilmente addosso quella dei grandi, molto più distruttiva e pericolosa. Così come gravemente si annuncia e già si mostra.

 

 

 

 

 

Multimedia


Area download
Iscriviti alla news