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Il grido dei bambini
di Angela Vitaliano 

Liberate i bambini. Da sei settimane in America non si parla d’altro. Le immagini brutali dei bambini separati dai genitori, arrestati al confine con il Texas nel tentativo di raggiungere una vita migliore, hanno richiamato l’interesse della comunità internazionale solo quando sono state accompagnate dall’audio straziante, registrato di nascosto, del pianto notturno dei circa duemila “ospiti” di un centro di detenzione improvvisato in un supermercato abbandonato. Quando il mondo intero ha ascoltato l’orrore di quelle voci terrorizzate, sfinite, inconsolabili che chiamavano «mamma, papà», allora la crudeltà dell’ultima decisione dell’amministrazione di Donald Trump è emersa in tutto il suo potente orrore. 

Giusto in tempo per accorgersi che nel frattempo circa 2400 bambini, piccoli e piccolissimi, erano stati separati dai genitori e messi a dormire per terra senza alcun conforto; che non vi è presenza di bambine in nessuna foto o filmato rilasciato dai responsabili dell’immigrazione e che nessuno risponde alle domande dei giornalisti che chiedono appunto di sapere dove siano finite le femminucce tolte ai genitori e che, infine, non esiste alcun piano preciso per provvedere a un ricongiungimento dei minori con i loro familiari.

E se la definizione “bambini messicani” è stata immediatamente usata – da una certa stampa – per diffondere l’idea che le famiglie provassero ad arrivare qui dal Messico per “rubare” lavoro agli americani, la realtà è quella di gruppi familiari provenienti dal Guatemala, dall’Ecuador, dal Salvador, in cerca di riconoscimento come rifugiati.
La narrativa usata dall’amministrazione ha puntato immediatamente a ribadire, in maniera ripetitiva, alcuni punti fondamentali, rivelatisi assolutamente distanti dalla realtà. Innanzitutto, l’idea che questa fosse una pratica già esistente durante altre amministrazioni, cosa assolutamente falsa perché è stata annunciata per la prima volta dal procuratore generale Jeff Session il 6 aprile scorso ed è un dato di fatto che le precedenti amministrazioni non avevano mai messo in pratica simili provvedimenti. Poi, che la colpa della decisione unilaterale del presidente sia da attribuire ai democratici, responsabili di non aver voluto finanziare il famoso (e inutile) muro, cavallo di battaglia della campagna elettorale di Trump.

Questa volta, però, persino i repubblicani non sono riusciti ad assecondare una pratica così crudele e disumana. Le critiche veementi sono arrivate da tanti e in tanti campi: dalla politica ovviamente, dal giornalismo, dal mondo dello spettacolo: durissime le parole di Kevin Costner, raramente in prima fila in questioni politiche, e di Bruce Springsteen, che ha interrotto per alcuni minuti il suo spettacolo a Broadway per esprimere il suo sdegno. E con le elezioni di medio termine tra pochi mesi, la decisione di firmare un nuovo ordine esecutivo per fermare il precedente deve essere sembrato persino a Trump un fatto inevitabile. Un provvedimento che solo pochi giorni fa Trump diceva di non poter prendere ma che mercoledì è sembrato improvvisamente la soluzione più semplice, sebbene “venduta” come un atto di eroismo del presidente, cioè di colui che quelle separazioni ha iniziato. Inoltre, il presidente ha specificato che, da ora, i minori non verranno separati dalle famiglie, ma tenuti in prigione con loro; una decisione facilmente impugnabile dalla corte perché la legge impedisce la detenzione dei minori per un periodo più lungo di 20 giorni. Infine, nessuna soluzione per i 2500 bambini già separati dalle famiglie che il governo sta spedendo in centri di accoglienza in varie città, inclusa New York. Resta l’ombra di possibili violenze, abusi sessuali e sfruttamento, subiti da molti di questi bambini.

E se non ci sono certezze, dunque, sul loro futuro, ce n’è una che riguarda il presidente che, per sempre, sarà ricordato come colui che diede l’ordine di far imprigionare bambini, anche di pochi mesi, in strutture simili a lager, dove i loro pianti resteranno una delle macchie peggiori di questa tragica amministrazione.

 

 

 

 

 

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