Noi siamo la politica prima
di Rosa D'Aniello
Roma teatro Brancaccio. È un sabato mattina assolato e ventoso, tipico di marzo.
Per entrare abbiamo dovuto attraversare una folla di giornalisti accalcati davanti all’ingresso del teatro. Proprio come a una “prima” avevano assediato anche il foyer del Brancaccio, in attesa della guest star: Pisapia, appunto. Nella mail che avevo ricevuto dalla segreteria di “Campo Progressista”, una scaletta scarna mi anticipava che il mio sarebbe stato il decimo degli undici interventi programmati. 

Tutti nomi ignoti, tranne quello dell’apertura, assegnata a Zingaretti e la chiusura, assegnata a Pisapia.  Tanti i temi da trattare: dalla cultura e la conoscenza come mezzi di libertà, alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico e artistico d’Italia; passando per l’economia circolare; la legge sulla cittadinanza; la violenza di genere; il lavoro, fino ad arrivare alle disuguaglianze e le povertà. Avevamo anche qualcosa in comune. Principalmente il tempo a disposizione: cinque minuti a testa. E poi, eravamo tutte e tutti portavoce di esperienze dal basso o di reti fortemente e direttamente impegnate nei temi affrontati. Il tutto si doveva svolgere in tre ore. In cinque minuti, dovevo raccontare la mia storia di operatrice sociale, quella della mia Rete Mediterraneo Sociale e quella della Rete dei Numeri Pari.

Cinque minuti per dare dignità alle migliaia di storie che rappresentavo: storie di lavoro e d’impegno, storie di sofferenza e deprivazioni, storie di lotte, di emancipazioni, di ricerca spasmodica di relazioni autentiche, relazioni di qualità.
Anch’io ho cominciato partendo da qualche dato, ma per descrivere il disastroso quadro in cui versa oggi il welfare in Italia.
Ho annunciato i due temi centrali del nostro dibattito: la necessità di rifinanziare il welfare per quota capitaria e la nostra proposta sul reddito di dignità, che nulla ha a che fare con quanto fatto fin ora.
Poi, la denuncia! Ho dovuto tirare un profondo respiro prima di riuscire a esprimere, con tutta la consapevolezza di cui ero portatrice, che NOI SIAMO LA POLITICA PRIMA!
Noi siamo le donne e gli uomini che non hanno mai smesso di desiderare e di combattere per una società diversa, inclusiva, più giusta.
Una voce anonima, la mia, che ha detto ai tanti volti noti, seduti in sala e avvolti da un inusuale silenzio che loro, i politici, rappresentavano la politica seconda.
Alzando gli occhi dal leggio, liberata dall’ansia di essere riuscita a dire la nostra verità più importante, ho scorto sorrisi e sguardi compiaciuti e alla fine mi hanno pure applaudito!
Il forte dubbio mi è rimasto: avranno capito cosa intendevo dire?

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